22 giugno 2025 – 14 settembre 2025
Otto Hofmann. L’immaginario e il reale. Dal Bauhaus, un artista libero. Opere 1930-1954
Mostra: Otto Hofmann. L’immaginario e il reale. Dal Bauhaus, un artista libero. Opere 1930-1954
Curatori: Paolo Bolpagni e Giovanni Battista Martini
Sede: Fondazione Biscozzi | Rimbaud ETS, piazzetta Baglivi 4, 73100 Lecce – gli spazi sono completamente accessibili ai diversamente abili
Apertura al pubblico: 22 giugno – 14 settembre 2025
Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 17:00 alle 21:00 – chiuso il lunedì
Biglietto intero: € 8,00; ridotto: € 5,00 (per gruppi superiori alle quindici unità residenti a Lecce e provincia, minori di diciotto anni, scolaresche della primaria e delle secondarie, studenti di università, accademie d’arte e conservatori provvisti di tesserino, insegnanti, membri ICOM); ingresso gratuito per bambini fino ai sei anni, diversamente abili (e un accompagnatore), un accompagnatore per ogni gruppo, militari e forze dell’ordine con tesserino, guide turistiche e giornalisti con tesserino
Con Otto Hofmann – l’immaginario e il reale. Dal Bauhaus un artista libero. Opere 1930-1954, la Fondazione Biscozzi | Rimbaud raggiunge il traguardo della propria decima mostra.
Nato nella Ruhr e cresciuto in Turingia, Otto Hofmann (1907-1996) perfezionò la sua formazione pittorica al Bauhaus di Dessau, dove fu allievo di Vasilij Kandinskij e di Paul Klee. Emerge il profilo di un artista che abbracciò l’astrattismo con estrema originalità e senza alcun dogmatismo, anzi lasciandosi “contaminare” da elementi surrealisti e dada, e non rifuggendo da retaggi figurativi, anzi spesso alternando esiti iconici e aniconici, perseguendo una personale coerenza fondata su basi espressive, più che sull’adesione a movimenti e tendenze intese in senso chiuso.
Costanti sono la libertà stilistica, l’estro creativo, l’inesausta curiosità inventiva e la capacità di reagire alle brutture della storia e alle asperità dell’esistenza affidandosi alla forza salvifica dell’arte, nella quale Hofmann seppe trovare una ragione di vita e un mezzo di affermazione della sua eccezionale personalità. Le opere di Hofmann presentate nella mostra sono quasi cinquanta e, come indicato nel sottotitolo, coprono un arco cronologico che va dal 1930 al 1954.
Ognuna delle tre sale in cui si articola il percorso ospita lavori appartenenti a fasi distinte della produzione dell’artista. Dapprima ci sono gli oli su tela e le carte degli anni Trenta. Trovano posto nella seconda sala gli acquarelli su sottili fogli delle lettere inviate alla moglie e agli amici, testimonianze della prigionia nella Russia sovietica dal 1940 al 1946, e inoltre ci sono drammatiche fotografie d’epoca che documentano le terribili conseguenze della guerra. L’ultima sala, infine, ospita una serie di dipinti di datazione compresa fra il 1947 e il 1954: un periodo movimentato, dal ritorno in Germania, dove Hofmann si reinserì come uno dei protagonisti della rinascita post-bellica, tra le figure di punta della mitica Galerie Gerd Rosen, alla fuga a Berlino Ovest, fino al successivo trasferimento a Parigi nel 1950 e ai soggiorni a Cagnes-sur-Mer in Costa Azzurra.